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RIFINANZIAMO I LUOGHI DELLE DONNE

Rifinanziare i consultori

In piena emergenza sanitaria a causa del Covid-19, è necessario che il governo permetta di somministrare la pillola RU486 nei consultori, come avviene in altri paesi, evitando in questo modo il ricovero in ospedale.

Nello stato attuale delle cose, questo diventa impossibile senza un rifinanziamento dei consultori stessi.

In questi anni la spoliticizzazioni dei consultori e la loro trasformazione in presidi socio-sanitari ha ostacolato il ruolo centrale che avevano nella salute delle donne.

LA RU486 COME RISPOSTA ALL’EMERGENZA ABORTO

La RU486 come risposta all’emergenza aborto

Le voci di chi ha voluto interrompere la gravidanza in queste settimane in Italia e ha voluto condividere la sua esperienza con noi, ci raccontano una situazione disastrosa: interi reparti di IVG hanno sospeso il servizio anche a causa della riconversione totale di alcuni ospedali a COVID-19, mentre molti consultori non sono più raggiungibili nemmeno al telefono. Tutto ciò, senza comunicazioni chiare da parte delle ASL e in un contesto che è in continua evoluzione. Già dai primi giorni, le segnalazioni di disservizi riguardano praticamente ogni regione dal Nord al Sud Italia: non solo in Lombardia dove le provincie di Lodi e Milano risultano essere quelle maggiormente coinvolte ma anche dalla Toscana, dal Lazio, dalla Campania, dall’Abruzzo e dal Veneto.

3 giorni di ricovero per l’IVG farmacologica? Siamo gli unici in Europa!

Somministrare la RU486 fino alla nona settimana

In molti Paesi, le donne scelgono di effettuare un aborto farmacologico perché meno invasivo e più “privato” dell’aborto chirurgico. In Italia questo tipo di intervento viene ostacolato a livello procedurale: può essere effettuato solo fino al 49esimo giorno di gestazione e solo in regime di ricovero ospedaliero ordinario di tre giorni, fatta eccezione per 8 regioni in cui si è deciso di sperimentare il regime day hospital.

IN EMERGENZA SANITARIA I TEMPI PER ABORTIRE SI ALLUNGANO? ELIMINIAMO LA SETTIMANA DI RIFLESSIONE!

Eliminare la settimana di riflessione

Se una donna decide di interrompere una gravidanza e “non viene riscontrato il caso di urgenza, il medico del consultorio, o della struttura socio-sanitaria o il medico di fiducia […] la invita a soprassedere per sette giorni”, come riportato nella legge 194/78.

L’idea alla base è quella di dire alla donna, che ha già deciso di abortire, di aspettare, di rifletterci sopra, di prendersi una settimana intera per pensarci. La si rimanda a casa con un tacito ma evidente monito: “Pensaci bene! E se poi te ne dovessi pentire?”. Se quella stessa donna decidesse invece di proseguire la gravidanza, nessuno le chiederebbe di aspettare, a nessuno passerebbe di mente di chiederle “E se poi te ne dovessi pentire?”.