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Censura silenziosa

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Censura silenziosa: quando lo Stato ti impedisce di sapere come abortire. Il caso di Women on Web e Women help Women

Women on Web e Women Help Women sono organizzazioni non governative che dal 2005 (WoW) e dal 2014 (WHW) offrono informazioni e consulenza online riguardo l’aborto farmacologico e l’uso di mifepristone e misoprostolo in contesti dove l’accesso sicuro è ostacolato o negato. Operano attraverso help desk multilingue gestiti da equipe di volontarie, professioniste sanitarie e attiviste femministe, e sono riconosciute dall’OMS tra le modalità sicure di interruzione di gravidanza tramite telemedicina. Da febbraio 2026, entrambi i siti delle due ONG sono oscurati in Italia.

Quello della censura, shadowbanning e de indicizzazione dei risultati sulla salute sessuale e riproduttiva e nello specifico dell’interruzione di gravidanza è un tema tutt’altro che nuovo. Le modalità di oscuramento possono derivare da censure legate alle policy della grandi piattaforme (Google e Meta) o dagli Internet service provider (ISP) ovvero i gestori che a livello nazionale forniscono accesso alla rete internet. Se negli Stati Uniti post- Dobbs dal 2022 si è constatata l’alleanza tra oligarchi delle grandi piattaforme e nuova destra reazionaria al governo, più sottile e meno evidente è quando la censura dipende dai provider di servizi internet.

Prima del grande dibattito scaturito a seguito della decisione statunitense del 2022 e delle sue conseguenze sul fronte censura, il sito web di Women on Web è stato bloccato in Spagna nel febbraio del 2020, all’inizio della pandemia da Covid-19, a seguito di un provvedimento dell’Agenzia Spagnola dei Medicinali e dei Dispositivi Medici (AEMPS), senza una preventiva autorizzazione giudiziaria formale. Nel corso degli anni l’organizzazione ha avviato diverse battaglie legali nei tribunali spagnoli. Sebbene alcune sentenze ne abbiano contestato la legittimità, l’accesso al portale risulta tuttora interdetto su molte reti del paese. Nel giugno del 2026, esaurite le vie di ricorso interne con il rigetto della Corte Costituzionale, il caso è stato ufficialmente portato davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) per ripristinare l’accesso alle informazioni sull’interruzione di gravidanza.

In Italia sta accadendo qualcosa di simile. I dati tecnici raccolti dall’osservatorio globale sulla censura internet OONI (Open Observatory of Network Interference) confermano che da febbraio 2026 il dominio www.womenonweb.org e womenhelp.org hanno iniziato a mostrare anomalie di rete diffuse in Italia. Le analisi indipendenti evidenziano che il blocco si manifesta principalmente attraverso la manipolazione del DNS (DNS tampering) o interferenze nelle connessioni TLS. Questo significa che i server dei provider internet italiani (ISP) deviano o bloccano la richiesta prima che l’utente possa raggiungere la pagina.

In Italia l’interruzione di gravidanza (IVG) è regolata dalla Legge 194, una legge che negli anni ha mostrato tutte le aporie celate dietro la sua costruzione. Non sorprende dunque che uno dei paesi con maggiori richieste alle grandi piattaforme di telemedicina dovute alle difficoltà e impossibilità di accesso a prestazioni sicure teoricamente garantite dal SSN stia agendo censurando quegli spazi che assicurano alle persone la possibilità di esercitare un diritto fondamentale quale quello di decidere sul proprio corpo e percorso di vita. Un paese inerte dinnanzi a tassi di obiezione sopra il 60% e quasi al 100% in alcune regioni, un paese che finanzia attivamente gruppi antiabortisti nei percorsi istituzionali di accesso, un paese che rende le linee di indirizzo per l’aborto farmacologico carta straccia, agisce ora sull’unico spiraglio di speranza rimasto per le persone gestanti che intendono interrompere la gravidanza.